Machine Learning, Intelligenza Artificiale e SEO. Ecco gli sviluppi.

Machine Learning, il mondo del Web si sta evolvendo in modo frenetico, dopo 13 anni dalla sua nascita Facebook ha raggiunto 2 miliardi di utenti. Google ha una mole di dati e di capacità di elaborazione cosi potente che gli permette di effettuare aggiornamenti quasi istantanei dei loro algoritmi. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico miglioreranno e renderanno più veloce tale sviluppo. (altro…)

WordPress vende la sede: “Non la usa nessuno”

Lo spazio di Hawthorne Street già disponibile: solo una manciata dei 500 fra programmatori e impiegati nei 1.400 metri quadrati usano l’ex magazzino rinnovato nel 2013

Per un colosso che viene un altro se ne va. Mentre Facebook potrebbe aprire il suo primo ufficio a San Francisco – curiosamente nel palazzo dove si trovava Yahoo e di proprietà del San Francisco Chronicle – Automattic, la società di WordPress, è pronta a mettere in vendita i propri spazi. Il motivo? Sono sottoutilizzati: i dipendenti non si presentano quasi mai, la stragrande maggioranza lavora in remoto. Ciascuno da dove preferisce ma di rado al 140 di Hawthorne street, non lontano da South Beach.

L’ex magazzino dove si trova la sede di WordPress è finito sul mercato dopo che il Ceo della software house che realizza la celebre piattaforma di contente management, Matt Mullenweg, si è reso conto che veniva usata da pochi programmatori e altri dipendenti. “Abbiamo aperto un ufficio sei o sette anni fa a un buon prezzo ma nessuno lo usa – aveva spiegato tempo fa – ci vanno in cinque ed è grande 1.400 metri quadrati”. I dipendenti di Automattic sono ben 550. Così, la messa sul mercato: è già in vendita e questo è l’annuncio.

D’altronde la stessa società aveva dato ai suoi dipendenti la possibilità di lavorare da casa, puntando convintamente sul “remote working”. Secondo un portavoce lo spazio di San Francisco era già dagli inizi da intendersi come un punto di coworking. A quanto pare non serve più neanche quello. Rimarranno invece posti simili nelle sedi di Città del Capo, in Sudafrica, e a Portland, nel Maine. Fra l’altro, se i lavoratori di Automattic vogliono usare altri spazi di coworking ottengono un rimborso di 250 dollari al mese per pagarsi la postazione. O farsi rimborsare il frappuccino se preferiscono lavorare da Starbucks.

Non sempre, tuttavia, va in questo modo. E non occorre tornare alle richieste dell’ex Ceo di Yahoo Marissa Mayer che già nel 2013 ordinò ai dipendenti di farsi vedere più spesso negli uffici. Più di recente anche Ibm è in parte tornata sui propri passi, specialmente negli Stati Uniti. La software house Elastic, al contrario, punta sui viaggi e sui canali video visto che non ha un quartier generale fisico per i suoi 500 dipendenti sparsi in 35 Paesi del mondo. Stando ai dati di Gallup oltreoceano più o meno un quarto dei dipendenti lavora in remoto per tutto o parte dell’orario stabilito.

Cloud, Top 10 dei provider

public cloud ovhCon sede a Boston, Cloud Spectator è un’agenzia americana specializzata nello studio comparativo delle offerte Cloud.

Recentemente ha pubblicato la sua Top 10 annuale dei provider Public Cloud Infrastructure as a Service (IaaS) che offrono il miglior rapporto performance/prezzo. A ogni provider è stato attribuito un punteggio (CloudSpecs Value Score) analizzando, per 4 tipologie di server virtuali, le performance e la stabilità di CPU, spazio di storage e memoria. In questo modo, è stato possibile misurare il reale valore delle istanze per l’utente.

Con un posizionamento in testa alla classifica europea e al secondo posto in Nord America, il Public Cloud OVH ha avuto la meglio su grandi nomi del Cloud americano quali Rackspace, Google, Microsoft Azure, Digital Ocean e AWS. OVH ha dimostrato così che l‘offerta Public Cloud rappresenta ben più di una semplice alternativa, sia dal punto di vista delle prestazioni, e della loro bassa variabilità nel tempo, che delle tariffe applicate. Un tour de force che trova spiegazione nel business model iconoclasta di OVH, che combina innovazioni tecnologiche come il raffreddamento liquido dei server – che consente al gruppo di eliminare la climatizzazione nei propri datacenter – a una strategia di integrazione verticale che permette di gestire l’intera catena del valore, dalla progettazione dei datacenter all’assemblaggio dei server, passando per il supporto.

Le offerte Cloud non sono tutte uguali!

Cloud Spectator mira ad apportare una maggiore trasparenza nel mercato del Cloud, per poter guidare le aziende nella scelta del proprio provider IaaS. La classifica mette in luce “forti disparità tra i diversi attori in termini di prezzo, performance e stabilità”, fa notare Kenny Li, CEO di Cloud Spectator, al punto che Cloud Spectator esorta gli utenti a non prendere in considerazione solo il prezzo unitario ma anche le performance, che influiscono sul dimensionamento dell’infrastruttura e quindi sul suo costo globale, che può sfuggire al controllo.

L’ottimo posizionamento di OVH nella classifica di Cloud Spectator è il risultato di una differenza sostanziale nella concezione stessa della sua offerta Public Cloud e delle istanze High Availability (HA). L’utente usufruisce del 100% delle risorse per il 100% del tempo, mentre l’offerta degli altri provider si fonda su calcoli molto diversi. “I player più noti cercano di massimizzare la redditività delle proprie infrastrutture, partendo dalla considerazione che gli utenti non utilizzano mai il 100% delle risorse a propria disposizione”, commenta Pierre Ourdouillé, Lead Tech Cloud Public. “Vendono quindi più risorse di quelle effettivamente disponibili sui server fisici che ospitano le macchine virtuali. Risultato: per l’80% del tempo, l’utente non ha accesso al 100% delle risorse per cui paga. A volte ha a disposizione il 90% delle risorse, altre volte anche meno. Questa potrebbe diventare un’esperienza poco piacevole che prende il nome di “noisy neighbor effect”. Una situazione del tutto legale, ma di cui sarebbe meglio essere a conoscenza a priori. È proprio questo l’aspetto messo in luce dal benchmark di Cloud Spectator”.

Verificate voi stessi!

Come giustamente sottolineato da Cloud Spectator, la mancanza di benchmark standard e la molteplicità delle variabili da considerare rendono difficile comparare i servizi Cloud dei diversi provider. Bisogna inoltre ricordare che le prestazioni variano anche in base alla configurazione del servizio, delle opzioni scelte (in particolare in materia di storage) e del tipo di carico di lavoro considerato (funzione dell’applicazione in esecuzione sulla VM). La qualità del benchmark di Cloud Spectator è fuori discussione e offre una visione fedele del valore delle offerte, ma consigliamo comunque di testare le nostre infrastrutture con le proprie applicazioni per farsi un’idea precisa delle reali performance del nostro Public Cloud.

Il test è ancora più facile da realizzare in OVH, in quanto la nostra soluzione è interoperabile e totalmente reversibile. Un aspetto a nostro parere di fondamentale importanza e uno degli elementi decisivi che i benchmark non possono rivelare è che OVH utilizza, contribuisce ed espone le API OpenStack, assicurando la portabilità degli ambienti Cloud e un possibile funzionamento ibrido tra OVH e altri provider.

I test effettuati da Cloud Spectator sono stati eseguiti su macchine ospitate a Strasburgo, ma l’offerta Public Cloud OVH è disponibile anche nei datacenter di Gravelines (nel Nord della Francia) e Beauharnois (nei pressi di Montréal, in Canada). Inoltre, presto verrà proposta nei datacenter situati in Polonia, a Syndney e a Singapore e molte altre nuove aree geografiche (per maggiori informazioni sui nuovi datacenter OVH, clicca qui). In questo modo è possibile aumentare le performance della propria infrastruttura, avvicinandola il più possibile ai propri utenti per ridurre la latenza.

Maggiori informazioni:

Consulta lo studio completo di Cloud Spectator: 2017 TOP 10 European Cloud Providers – Europe report (Price-Performance Analysis of the Top 10 Public IaaS Vendors)

StartUp, perché 9 su 10 falliscono?

website development - programmer writing html code

Quali sono le principali ragioni che decretano l’insuccesso di una StartUp? Le prime 10 cause per cui 9 StartUp su 10 falliscono.

  • 1. Le soluzioni che offrono non soddisfano un bisogno di mercato

Questa è la principale ragione per cui le StartUp oggi falliscono: offrono soluzioni, forse, ma queste quasi mai sono in grado di risolvere uno specifico e reale bisogno del mercato. E se non riesci a offrire concreta utilità, in che modo speri di trovare una nicchia di clienti a cui rivolgerti e disposti ad acquistare da te? Quel che devi fare è costruire un modello di business scalabile che sia in grado di rispondere ad un’esigenza specifica, reale e concreta.

  • 2. Mancanza di liquidità

La seconda ragione per cui le StartUp falliscono così di frequente è la mancanza di liquidità con cui far fronte ad acquisti, investimenti, imprevisti (questione mai da sottovalutare) e per fronteggiare le passività a breve termine.

  • 3. Il team non è quello giusto

Secondo la ricerca, una delle principali ragioni del fallimento di una StartUp è da rintracciarsi nella mancata adeguatezza del team prescelto, che deve possedere tutte le competenze, le abilità e le professionalità necessarie e adeguate per spingere il prodotto sul mercato e per farlo in totale autonomia. Dal perfetto mix di persone e di competenze nasce il successo di una StartUp.

  • 4. Il mercato è saturo e la concorrenza è sottovalutata

Certo, essere ossessionati dai competitors non è mai sano, per nessuna azienda, ma non lo è neppure sottovalutarli e mi riferisco sia ai concorrenti già presenti sul mercato sia ai nuovi possibili ingressi. Spesso le StartUp (lo studio ha registrato il 19% dei casi esaminati) si trovano ad affrontare problemi di saturazione del mercato, pieno zeppo di aziende che soddisfano il medesimo bisogno e che non portano nulla di nuovo e di innovativo in quello specifico settore. In casi come questo il fallimento è annunciato!

  • 5. Problemi di costo e di prezzi

Una delle maggiori difficoltà per una SturtUp è fissare un costo per il prodotto che non sia troppo basso e neppure troppo alto, che valorizzi il prodotto, che garantisca guadagni e che, al tempo stesso, soddisfi le esigenze e le aspettative del mercato. Insomma, il prezzo fissato deve essere equo e adatto al prodotto o servizio, oltre che al mercato di riferimento, e deve essere capace almeno di coprire i costi, se non di garantire guadagni, ai quali (in alcuni casi) si potrebbe aspirare anche in un secondo momento, quando il prodotto e il brand hanno raggiunto maggiore maturità e familiarità presso il target di riferimento.

  • 6. Il prodotto o il servizio non è user-friendly

L’insuccesso di una StartUp è imputabile anche all’incapacità di ascoltare il proprio cliente, al fatto di ignorare (alcune volte volutamente altre inconsciamente) i suoi desideri, le necessità, i sogni e i bisogni. Non dargli quello di cui ha bisogno e quello che desidera è un grave sbaglio.

  • 7. Il modello di business è fondamentale

Senza un modello di business ben preciso da seguire e su cui fare affidamento è impossibile per una StartUp puntare al successo. E’ molto importante che il business sia scalabile, ovvero che dimensioni, clienti e volume d’affari possano crescere in modo anche esponenziale senza che sia necessario un impiego di risorse proporzionali. Una StartUp, quindi, ha successo se riesce a sfruttare le economie di scala e se ha previsto dei canali e dei modelli di business alternativi a quello con cui sta avviando l’attività, nel caso in cui dovesse non funzionare.

  • 8. Investire in Marketing può essere vitale

Investire in Marketing può essere vitale per una StartUp (e non solo). Fare indagini di marketing, capire il proprio target di riferimento, i gusti, le esigenze, le abitudini significa capire in che modo attirare la sua attenzione, convertirli poi in contatti, dopo in clienti e, infine, fidelizzarli. Intercettare le persone giuste e comunicare a loro nel modo adeguato è essenziale per ogni impresa, sia per una StartUp sia per un brand longevo.

  • 9. Inflessibilità e mancanza di risposta adeguata ai feedback dei clienti

Procedere dritto per la propria strada senza avere occhi per guardare né orecchi per sentire significa essere chiusi e autolesionisti. L’inflessibilità, l’incapacità di osservare e di ascoltare i proprio clienti, di capire le loro risposte, quindi i loro reali e concreti bisogni e desideri, significa fallire. Prestare attenzione ai tuoi clienti e adattarti alle loro richieste è saggio e fondamentale per proseguire lungo la strada del successo.

  • 10. Arrivare nel momento giusto è fondamentale

Rilasciare il prodotto nel momento sbagliato è una delle cause più frequenti di insuccesso di una StartUp. Immettere sul mercato un prodotto con largo anticipo significa che non sarà percepito positivamente o non sarà percepito come utile dai tuoi potenziali clienti, poiché non avranno ancora ben chiaro cosa potrebbe fare di prezioso per loro. Immettere sul mercato un prodotto in ritardo vuol dire perdere un’importante opportunità di business poiché, nel frattempo, i tuoi competitors avranno già occupato il mercato. Insomma, arrivare nel momento giusto è fondamentale.

Fonte: webstation

Sito web, quanto costa realizzarlo?

Sito web

Quanto costa realizzare un sito web? Che prezzo deve pagare la mia azienda per avere una piattaforma performante e professionale? Qual è il prezzo giusto per un sito internet?

Un sito web tanto al kg, saldi di fine stagione, coupon di sconto per nuovi clienti, offerte sino ad esaurimento scorte, una jungla inestricabile di soluzioni, tutte apparentemente valide a prezzi diametralmente opposti. Come scegliere la soluzione migliore, senza farsi tentare da pacchetti standard preconfezionati senza anima.

Strategie di marketing a parte, il web ha interferito negativamente sulla nostra capacità di affrontare i quesiti. Ci illudiamo di trovare immediatamente una risposta secca ad ogni domanda, ma non è così.

Molto spesso i preventivi dei siti web non risultano chiari e si fa fatica a capire quali voci di spesa siano realmente fondamentali per avviare un progetto online. In questo post ti darò alcune indicazioni per farti strada nella giungla dei prezzi online. Cercherò di aiutarti a formulare meglio le idee per la tua richiesta di preventivo per un sito individuando:

  • Spese imprescindibili
  • Costi di progettazione
  • Costi futuri vari ed eventuali.

Prima di chiedere il prezzo di un sito però chiarisciti le idee

Progettare un sito web oggi non è solo questione di righe di codice. Il sito web è uno strumento di comunicazione e di marketing. Affinché produca un risultato deve rispondere ad una precisa finalità. Pensa concretamente ad un obiettivo, ad esempio far conoscere la tua impresa locale o raggiungere potenziali clienti.

Il sito web che andrai a commissionare sarà il tuo braccio destro per la promozione online. La tipologia di mercato in cui andrai a posizionarti avrà ripercussioni sui costi da sostenere. In un settore molto affollato ad esempio sarà più difficile guadagnarsi la propria fetta di visibilità e quindi sarà utile investire maggiormente in strategie di marketing che portino traffico alle tue pagine web.

Non c’è nulla di più inutile di un sito parcheggiato in rete che non produce reddito, ma anzi che ti è solo costato e basta.

Il sito web di cui hai bisogno risponderà alle tue esigenze. Un progetto su misura è pensato appositamente per la tua attività, per il contesto geografico in cui operi, per la tipologia di clientela con cui hai a che fare.

Prima di procedere alla realizzazione potrebbe esserti utile una consulenza preliminare. Un primo costo da sostenere che può metterti al riparo da eventuali inutili investimenti. Ad esempio la scelta di operare all’interno dei confini nazionali o spingerti da subito a vendere all’estero è uno di quei dilemmi che emergono spesso in fase di lancio dell’attività. Implementare il sito con un sistema multilingua è solo la punta dell’iceberg dei costi che un e-commerce deve sostenere per ambire all’internazionalità e non è detto che i risultati arrivino subito.

Quindi con una consulenza strategica puoi acquisire una serie di informazioni che ti consentono di amministrare meglio il budget per il tuo progetto online.

Spese imprescindibili

Ogni sito ha bisogno di un dominio ed un servizio di hosting, lo spazio insomma collegato al tuo indirizzo che ospiterà le pagine web con i tutti i loro contenuti. Consideralo una sorta di canone di affitto!

Anche in questo caso ci sono enormi differenze di prezzo che dipendono dal tipo di progetto web. Per darti un’idea, un servizio di hosting condiviso (un server che ospita siti appartenenti a proprietari diversi) ti verrà a costare mediamente dai 50 € annui in su. Naturalmente lo spazio che avrai a disposizione e le caratteristiche del server faranno la differenza arrivando a pagare anche 600€ al mese per le soluzioni più performanti (server dedicati per uso esclusivo).

Non cercare di risparmiare su questa voce di spesa, potresti rischiare di compromettere la stabilità e l’efficacia dell’intero progetto web. Per questo motivo è bene affidare la scelta dell’acquisto del servizio di hosting a chi si occuperà del sito.

Costi di progettazione

1) Funzionalità

Molto spesso le richieste per un sito web focalizzano l’attenzione sull’aspetto grafico, arrivando ad incaponirsi magari su questioni secondarie e tralasciando l’incipit del progetto: il sito che fa?

Le funzionalità del sito sono il cuore pulsante del progetto. Anche un progetto web semplice incentrato sulla promozione online di una realtà aziendale avrà le sue specifiche funzionalità. Ad esempio, oltre alla pagina relativa ai contatti in cui è disponibile il canonico form, si potrebbe pensare ad una chat online per instaurare un dialogo in tempo reale.

La tipologia di funzionalità di cui avrà bisogno il tuo sito inciderà pesantemente sul costo finale. Per questo motivo è utile valutare soluzioni alternative ricordando l’acronimo KISS Keep It Simple, Stupid.

2) Grafica

Entrando nel vivo dei costi di progettazione parliamo di grafica e dell’aspetto che vorrai dare al tuo sito.

Online puoi trovare delle offerte molto economiche, si parla anche di importi che oscillano tra i 200 e 300 € per avere un sito web chiavi in mano. Naturalmente chi offre soluzioni del genere punterà su economie di scale, confezionando un sito dalle ridotte possibilità di personalizzazione, un’offerta del tipo prendere o lasciare.

Gli sviluppatori dopo averlo progettato cercheranno di venderlo ad un numero sempre maggiore di utenti che nella migliore delle ipotesi potranno avere a diposizione solo un paio di varianti di layout tra cui scegliere. Non avrai quindi il pieno controllo dell’aspetto del sito e quindi della tua immagine online. Potresti anche correre il rischio di assomigliare troppo alla concorrenza vanificando la tua impresa online e passando inosservato.

Discorso opposto invece per i progetti web costruiti su misura, dove ogni aspetto risponde ad un particolare criterio. La scelta dei colori del sito ad esempio nasce da un’attenta valutazione del tuo settore economico di riferimento. La psicologia dei colori contribuirà alla comunicazione della mission aziendale e sarà in sintonia con il logo della tua azienda.

In questo caso i prezzi dipendono dalla mole di ore di lavoro, dal quantitativo di contenuti che si vogliono impaginare e dalle revisioni che ci vorranno per arrivare al progetto finito. Tieni presente che, per lo sviluppo di siti con questo approccio artigianale, generalmente si trovano solo dei prezzi di partenza. Online l’offerta di base oscilla tra gli 800 ed i 1000 € senza avere limiti di spesa.

3) Contenuti

I contenuti che saranno ospitati nelle pagine del tuo sito potranno incidere sul prezzo finale di progettazione. Allora quali sono i contenuti che non possono mancare solitamente su un sito web?

Un elemento imprescindibile sul tuo sito è il logo. Se la realtà che vuoi proporre online esiste già da tempo avrai sicuramente un simbolo grafico o un marchio che ti rappresenta. L’importanza del logo è fondamentale e l’utente si aspetta di trovarlo posizionato nella pagina in alto a sinistra. Nel caso non l’avessi è il momento di pensarci perché è il primo tassello con cui comunichi chi sei.

I testi presenti sul sito aiutano l’utente a raccogliere informazioni su quello che proponi. Puoi occuparti tu stesso del loro sviluppo anche se oggi affidarsi ad un copy è la scelta più saggia. Le dinamiche moderne della comunicazione, la tipologia di linguaggio da adottare e il tono più o meno friendly offrono un ventaglio di soluzioni impensabili sino ad una decina di anni fa. Siamo un po’ distanti dai proclami da azienda leader nel settore.

Le immagini e il materiale video arricchiscono quanto sopra. Se credi che basti frugare nel tuo hard disk per mettere assieme un mucchio di foto da inserire sul tuo sito sei abbastanza fuori strada. Le immagini ora sono il cuore della comunicazione (a dire il vero oggi lo sarebbero i video…) e averne in ottima risoluzione è una condizione indispensabile. Affinché il tuo progetto comunicativo funzioni pensa di realizzare delle fotografie apposta per il sito, per veicolare i messaggi delle sue pagine, per metterci la faccia insomma.

Costi futuri, vari ed eventuali

1) Web Marketing

Nei costi vari ed eventuali (ma anche imprescindibili per la finalità della maggior parte dei progetti) inserisco tutte quelle azioni che possono aiutare il tuo sito ad avere maggiore visibilità. Mi riferisco quindi non solo alle tecniche SEO per ottimizzare la presenza del sito sul motore di ricerca e portare traffico, ma alle strategie di web marketing che possono essere messe in atto. Purtroppo è una voce di spesa che spesso il cliente pensa di poter tralasciare. La gente tanto ci conosce!

La visibilità del tuo progetto online e il flusso di visitatori ne decreteranno il successo o meno. Anche in questo caso non è possibile sparare cifre random, ma è d’obbligo una consulenza per focalizzare gli obiettivi che si vogliono raggiungere, sempre che sia umanamente possibile raggiungerli (vedi i vari servizi che inneggiano sempre e comunque a essere primi su Google).

2) Aggiornamenti tecnici e non

Hai finalmente il tuo sito, non penserai che sia finita così vero? Affinché il sito produca i risultati sperati deve essere seguito e monitorato. Purtroppo se bastasse lanciare un sito in rete e aspettare che i famosi rendimenti passivi inizino a piovere sul conto corrente, web designer e sviluppatori sarebbero gli incontrastati dominatori dell’economia mondiale.

Il sito necessita di aggiornamenti tecnici periodici per garantire la massima affidabilità e alcune di queste operazioni devono essere affidate per forza a loro. Tieni presente però che con WordPress e le più usate piattaforme CMS alcuni di questi interventi possono essere gestiti tranquillamente da te.

Ti sei assicurato che il tuo sito sia sempre protetto con gli ultimi aggiornamenti tecnici, ma non c’è biglietto da visita peggiore che lasciarlo abbandonato in balia del tempo. L’ultimo post risale a 10 mesi fa e da allora più nulla. Gestire un sito richiede impegno e ore di lavoro e a volte può non essere una priorità. Valuta quindi la possibilità di far gestire il tuo sito a terzi nei momenti di crisi o di affidare la pubblicazione dei contenuti in modo da tenere viva l’attenzione sulle tue pagine web.

Concludendo

Mi rendo conto che rispondere alla domanda di quanto costi un sito web richiede sempre un certo sforzo. Le variabili sono molteplici e per assicurare di portare a termine un buon lavoro è assolutamente necessario un confronto costante con il cliente, con le sue aspettative, con le sue ambizioni. Spero di esserti stato d’aiuto con questo post. Ho voluto darti una visione abbastanza ampia della questione, siamo lontani da tariffari iperdettagliati e da soluzioni applicabili indistintamente per tutti. Navighiamo a vista con la sicurezza che la sinergia di intenti tra designer e cliente sia l’unica formula vincente a prescindere da qualsiasi prezzo.

Sorgente: Le cose da sapere prima di chiedere un preventivo

Lead, trovare clienti online: quanto costa?

Il costo di un lead dipende da una serie di fattori; ma il valore di un lead è potenzialmente incommensurabile. Ecco perché

La maggior parte delle aziende vuole trovare clienti online: un’attività di lead generation è alla base di una strategia vincente di web marketing, ma riuscire a “generare” nuovi clienti attraverso il web non è sempre facile come può sembrare.

Oggi vogliamo portarti con noi nel mondo della lead generation, per approfondire gli argomenti legati alle campagne di lead generation su Google Adwords e Facebook Ads e a come calcolare il costo giusto per lead in base al ritorno sull’investimento, e darti alcuni utili consigli per trasformare i tuoi lead in clienti reali, soddisfatti e fidelizzati.

Che cos’è un lead?

Il lead è, per definizione, un contatto email o telefonico di una potenziale cliente, ovvero di una persona che mostra interesse, a diversi livelli, nei confronti dei nostri prodotti o servizi.

Le persone si mettono alla ricerca di specifici prodotti o servizi perché hanno un problema da risolvere o un’esigenza da soddisfare: intercettare queste persone online e far capire loro che siamo la scelta migliore per appagare i loro bisogni è una strategia vincente per acquisire nuovi clienti.

Come trovare clienti online?

Acquisire clienti online è possibile, attraverso la Lead Generation, una strategia di web marketing mirata all’acquisizione di lead, ovvero di contatti profilati.

Si può fare Lead Generation sostanzialmente in due modi:

  1. organicamente, attraverso un blog aziendale in cui i post pubblicati intercettino specifiche chiavi di ricerca, rispondendo così a esigenze specifiche manifestate dagli utenti attraverso le loro ricerche online
  2. a pagamento, attraverso inserzioni sponsorizzate su Google e su Facebook.

Se escludiamo il blog, che è un canale vincente ma poco performante nell’immediatezza, perché una strategia editoriale richiede tempi più lunghi per dare i suoi frutti, i due canali principali per trovare nuovi clienti online sono Facebook e Google Adwords.

Facebook Ads

Facebook Ads ti permette di intercettare, con un’inserzione sponsorizzata, un pubblico di potenziali clienti, profilati tramite targettizzazione, che ha già manifestato un bisogno o un problema, e magari ha già cercato online la soluzione, arrivando sul tuo sito ma non finalizzando l’acquisto.

Il vantaggio della pubblicità su Facebook è che ha costi più bassi, a fronte però di una maggiore dispersione: per quanto bene tu possa targettizzare la tua audience, con il tuo annuncio andrai sempre a “interrompere” i tuoi potenziali clienti mentre stanno facendo qualche altra cosa, quindi non è detto che saranno predisposti, in quel momento specifico, ad approfondire l’argomento, né tantomeno a lasciarti un loro contatto.

Google Adwords

Google Adwords è invece lo strumento ideale per intercettare le persone che, in quel momento specifico, sono alla ricerca di una soluzione per risolvere il loro problema: i potenziali clienti che arrivano sul tuo annuncio hanno digitato su Google una specifica chiave di ricerca nella speranza di trovare una soluzione, più o meno immediata, a un loro problema.

Tu devi essere quella soluzione.

Google Adwords generalmente ha un costo per lead più elevato rispetto a Facebook Ads, ma il vantaggio è che permette una profilazione molto più dettagliata dell’audience; inoltre, grazie a una pagina di atterraggio dedicata, in grado di rispondere alla domanda specifica che l’utente ha digitato su Google in quel momento, le possibilità di spingerlo a compilare il form e a lasciarci un suo contatto sono molto maggiori.

Quanto costa un lead?

Questo è forse l’aspetto più spinoso di tutta la questione: che costo ha, mediamente, un lead? La risposta è che una risposta univoca non c’è, perché la verità è che dipende. E dipende da una molteplicità di fattori, tra cui:

  • Qualità del Prodotto/Servizio
  • Settore Merceologico di Riferimento
  • Canale di Acquisizione
  • Capacità di Persuasione del Messaggio

Cercare informazioni su un’automobile non è la stessa cosa che cercare un gioiello da regalare a un’amica, e cercare un braccialetto di bigiotteria non è lo stesso che cercare un paio di orecchini d’oro. Allo stesso modo, puoi essere spinto a cliccare su un’inserzione Facebook che ti promette il 5% sulla nuova collezione di abiti e accessori alla moda se compili il form lasciando la tua email, perché trovi le immagini accattivanti anche se non conosci il marchio, ma scriveresti mai “come acquistare un cappotto nuovo” su Google?

Ogni prodotto o servizio necessita di una strategia ad hoc, che prevede l’attivazione di specifici canali di sponsorizzazione, per essere venduto: questo significa che hai bisogno di una strategia di web marketing vincente, che ti aiuti a orientarti nel mare magnum del web e capire su quale strumento puntare per fare centro e raggiungere i tuoi potenziali clienti.

Che cos’è e come si calcola il ROI?

Come fai a capire se ti conviene o no? E qual è il costo giusto di un lead per il tuo business? Devi ragionare in termini di ROI, ovvero di ritorno sull’investimento: se vendi automobili e hai acquisito 10 lead profilati al costo di 40 € ciascuno, vendere anche solo una vettura ti ripagherà pienamente del costo sostenuto per la tua campagna di Lead Generation.

Lo stesso discorso non vale, chiaramente, se vendi gioielli fatti a mano, che costano al massimo 100 € l’uno. Il ritorno sull’investimento non sconveniente per il tuo business.

Quanto vale (veramente) un lead?

Ora sai cos’è un lead, quali sono gli strumenti e i canali per fare una campagna di lead generation e come calcolare il costo giusto per un lead in termini di ritorno sull’investimento.

La vera domanda che devi farti adesso è: quanto vale veramente un lead? Anche in questo caso, la risposta è: dipende. Dipende da come saprai prenderti cura del tuo contatto. Se pensi che, una volta acquisito l’indirizzo email o il numero di telefono di un potenziale cliente ti basterà ricontattarlo per concludere una vendita, ti sbagli di grosso.

Ricorda che il lead è un punto di partenza, non un punto di arrivo: una volta ottenuta la fiducia dell’utente devi ricambiare prendendoti cura di lui, offrendogli qualcosa che lo faccia sentire speciale, che lo spinga lentamente a fidarsi di te e della tua azienda, a diventarne un cliente soddisfatto e affezionato.

Ogni giorno vediamo sprecare campagne di Lead Generation che hanno dato ottimi risultati perché, a queste attività, non segue una strategia mirata di Lead Nurturing che sia in grado di accompagnare l’utente lungo un percorso guidato che lo trasformi in un cliente reale.

Se riuscirai a centrare questo obiettivo, il tuo lead acquisirà un valore inestimabile, indipendentemente da quanto hai pagato per ottenerlo.

Fonte: emmemedia.com

Cosa è un ransomware e come funziona

ransomwareRansomware è un codice che si installa nel computer nel momento in cui viene scaricato un file infetto e che protegge con una crittografia tutto il contenuto: foto, video, documenti.

‘Proteggere’ non è in realtà il verbo giusto perché lo scopo è quello di mettere sotto scacco il proprietario del pc – e dei file – per chiedergli un riscatto. Ransom in inglese significa proprio questo: riscatto. La schermata che compare all’improvviso nel pc annuncia che tutti i file sono inaccessibili e chiede il pagamento di un riscatto in bitcoin. Se non si cede entro un certo periodo di tempo, l’importo del riscatto raddoppia. Se si esita ancora, i file diventano irrecuperabili.

Cinque cose da sapere per capire Wannacry

  • Colpisce i pc con sistemi operativi così vecchi da non essere più aggiornati dalle case di produzione (XP) o che gli utenti non hanno aggiornato
  • Si innesta via mail o aprendo file su siti infetti
  • Sono stati presi di mira gli ospedali perché hanno dati importanti sulla salute dei pazienti e perchè – nel caso delle cliniche private – hanno i soldi per pagare
  • E’ l’evoluzione di un ransomware già usato e nato dalla fuga di documenti riservati dell’intelligence americana
  • Pagare il riscatto non significa necessariamente tornare in possesso dei propri file

Qual è la situazione in Italia
La Polizia postale sta monitorando gli effetti dell’attacco, ma al momento, per il nostro Paese, “non si segnalano situazioni di criticita’”: l’Italia e’ stata colpita sì, ma non massicciamente. Tra le vittime sin qui figurano solo “un paio di università, ma nessun servizio essenziale”. Per difendersi, “si consiglia l’installazione della patch MS 17-010, rilasciata da Microsoft il 17 marzo, e quella del 9 maggio”.

Secondo il professor Alan Woodward, esperto di sicurezza all’università di Surrey, sembra che gli hacker abbiano sfruttato “EternalBlue” – il nome dato a un ‘varco’ nella sicurezza di Microsoft – che è stato scoperto dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) americana e tenuto segreto finché un gruppo di hacker che si fa chiamare ‘Shadow Brokers’ ha rubato un blocco di file della NSA e vi ha trovato proprio le tracce di ‘EternalBlue’. Ha cercato di meterli all’asta, ma, dopo che nessuno ha fatto un’offerta soddisfacente, ha scaricato gratuitamente tutto online. Così Microsoft ha scoperto la propria debolezza e vi ha messo riparo.

Edward Snowden, la talpa che rivelò il progetto di monitoraggio e spionaggio dei cittadini americani dell’Nsa, ha denunciato in un tweet che le cose sarebbero ben diverse se l’Agenzia avesse rivelato quello che aveva scoperto riguardo la vulnerabilità di Microsoft, invece di tenerlo per sé e approfittarne,

Come si è diffuso
Secondo la società di sicurezza Check Point, la versione del ransomware che è apparso oggi è una nuova variante di uno già esistente. Molti esperti che monitorano la situazione hanno collegato le infezioni alle vulnerabilità rilasciate da un gruppo conosciuto come The Shadow Brokers, che recentemente ha affermato di aver scaricato strumenti di hacking rubati dalla NSA. Una ‘toppa’ per sanare la vulnerabilità è stata rilasciata da Microsoft nel mese di marzo, ma molti sistemi potrebbero non aver installato l’aggiornamento.

Da quello che possiamo vedere, ha detto Woodward, Wannacry è un pezzo di ransomware chiamato ‘wanna decryptor’. Ha anche altri nomi ed è emerso nel febbraio 2017. Da allora, è stato modificato e vi è la prova che si sta diffondendo utilizzando un difetto nel protocollo di rete Microsoft chiamato SMB.

Data la virulenza, è probabile che alcune organizzazioni non abbiano applicato la patch rilasciata da Microsoft o che utilizzano sistemi operativi obsoleti (come XP) che non sono più supportati da Microsoft e quindi non esiste alcuna patch.

Wanna Decryptor è in realtà solo una reincarnazione di wcry (visto per la prima volta nel febbraio 2017) ma è stato migliorato per diffondersi più facilmente. La preoccupazione è che anche una volta che questo attacco avrà esaurito la sua spinta, arriverà un altro ransomware ulteriormente migliorato.

La questione non è avere una tecnologia ‘figa’ per proteggersi. Si tratta di seguire i principi base: utilizzare un software che abbia assistenza e mantenerlo aggiornato.

Massiccio attacco informatico in tutto il mondo, anche in Italia

Bbc, con ransomware prese di mira organizzazioni, aziende e Università. Europol, chiesto aiuto sui cyberattacchi da Gb e Spagna.

Il ‘ransomware‘ è un virus malevolo che prende “in ostaggio” computer e smartphone e, proprio come in un rapimento, i cybercriminali chiedono agli utenti un riscatto in denaro per poter rientrate in possesso dei propri dati. Nell’ultimo anno ha visto un balzo del 50%, oltre a colpire gli utenti comuni, il ‘ransomware’ mette sotto scacco anche istituzioni, uffici e strutture pubbliche.

Kaspersky calcola che tra le aziende si e’ passati da un attacco ogni due minuti a uno ogni 40 secondi; per i singoli utenti la frequenza e’ salita da un attacco ogni 20 secondi a uno ogni 10 secondi. E per gli esperti di Check Point Software Technologies, l’Italia è diventato il quarto paese Ue nel mirino e il 41esimo nel mondo.

(ansa) Un massiccio attacco informatico sembra aver colpito numerose organizzazioni e aziende in diversi Paesi dell’Europa. Sugli schermi dei computer presi di mira appare un messaggio che chiede un riscatto in bitcoin, riferisce Bbc News, precisando che ci sono informazioni in tal senso in arrivo da Spagna, Italia, Portogallo, Russia e Ucraina.

Anche in Gran Bretagna, riferisce la stessa fonte, si è diffuso un allarme in tal senso, dopo che sono stati infiltrati i sistemi informatici di diversi ospedali.

Il portavoce di Europol ha reso noto che la Gran Bretagna e la Spagna hanno chiesto aiuto sui cyberattacchi che oggi hanno preso di mira alcuni ospedali britannici e la rete telefonica in Spagna. Jan Op Gen Oorth non ha aggiunto altri dettagli in merito. In un tweet il direttore di Europol, Rob Wainwright, ha scritto che il cyberattacco contro il sistema sanitario britannico “segue la tendenza di attacchi ‘ramsonware’ ai centri sanitari avvenuti negli Usa”.

Ministero Interno russo, ‘colpiti da un cyberattacco – Il ministero dell’Interno russo ha reso noto di essere stato colpito da un cyberattacco. La portavoce del ministero dell’Interno russo, Irina Volk, citata dalle agenzie di stampa russe, ha precisato che i cyberattachi hanno colpito circa mille computer, ma che i server del ministero sono rimasti indenni. Volk ha aggiunto che gli esperti del ministero stanno lavorando per riprendere in mano la situazione e aggiornare le procedura di sicurezza. Intanto secondo le rilevazioni delle due compagnie della sicurezza Kaspersky Lab e Avast sono “oltre 70 i Paesi colpiti dai cyberattacchi e tra questi la più colpita è la Russia”.

Secondo il Nyt, il cyberattacco potrebbe essere stato condotto con uno degli strumenti di hackeraggio rubati lo scorso anno alla National security agency (Nsa) dal sedicente gruppo Shadow Brokers.

Per la premier britannica Theresa May l’attacco informatico che ha colpito numerosi ospedali in Gran Bretagna fa parte di un ampio attacco internazionale.

Un ricercatore di cyber-security ha affermato su Twitter di aver rilevato 36 mila casi di un ransomwere chiamato “WannaCry” e simili. L’attacco, ha affermato, “è enorme”.

Nel frattempo, riferisce sempre Bbc News, l’attacco si è diffuso anche negli Usa, Cina, Vietnam, Taiwan e altri Paesi. Per quanto riguarda l’Italia, la stessa fonte scrive che sono state diffuse immagini che mostrano i computer del laboratorio di una università bloccati dal programma di ransomware. Non viene specificato il nome dell’Università. Secondo alcune informazioni, dei portafogli di bitcoin apparentemente associati con il ransomewere stanno intanto già incassando.